martedì, 26 agosto 2008

Da Valencia a Monza

Il circuito di Valencia è davvero FANTASTICO. Almeno visto da fuori. Per gareggiarci pare che non sia nulla di che e, come tutti i circuiti moderni, non agevola i sorpassi. Ma è incredibilmente fotogenico. Come vuole Ecclestone, è televisivo. Veder correre le macchine in mezzo a quella cornice è bello, anche perchè corrono sul serio, non come a Montecarlo, che sembra una pista per macchhinine radiocomandate. I box ricavati nel vecchio mercato sono spettacolari, e il retrobox sul lungomare deve essere molto rilassante.

La gara poteva andare decisamente meglio: Alonso, che non è neanche riuscito ad entrare in Q3, è stato eliminato alla partenza da Nakajima. Fuori nel gran premio di casa, un gran premio che esiste proprio grazie a lui e per lui. Circa 115.000 persone su cui si è abbattuto lo sconforto e che si saranno consolati ben poco fischiando Hamilton sul podio. Detto tra parentesi, non credo che si fischiasse lo sportivo, ma la persona. Che si merita di vedersi rinfacciare a vita quello che ha fatto passare ad Alonso :P
Massa ha dominato la gara, mentre Raikkonen si sta perdendo sempre più. Ma non è detta l'ultima parola: l'hanno scorso aveva iniziato male ed era messo pure peggio a metà campionato, quindi tutto può succedere. Deve solo ritrovarsi. Perchè sarà pure Iceman, ma solo perchè non esterna nulla di quello che pensa e prova.
Intanto aspettiamo Alonso almeno per il 2010...

E questa settimana si va a Monza! finalmente!! Purtroppo non posso andare venerdì, quando ci sono tutti i miei piloti preferiti, ma sentire di nuovo il canto dei motori delle F1 sarà comunque un gran bel concerto. Questa volta il tempo sembra essere favorevole, il permesso è già firmato, gli orari del trno già segnati...

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categoria:f1
lunedì, 11 agosto 2008
VELOCITA’ @ TORINO ESPOSIZIONI 09/08/2008
 
Durante la chiusura per lavori del Museo dell’automobile Carlo Biscaretti, A Torino Esposizioni viene organizzata un ciclo di mostre con i pezzi del Museo. Questa è la seconda. Volevo andarci da tempo, ma ormai sta per chiudere e mi trovo ad approfittare della penultima settimana di apertura per andare a vederla. Una toccata e fuga a Torino giusto per rifarmi gli occhi. E ne vale la pena!
 
I pezzi non sono molti, e ci sono alcune lacune, tipo la Alfa 155 vincitrice del DTM. Volendosi collegare all’anno dedicato al Design e volendo celebrare soprattutto quello italiano, che nel settore automobilistico spicca su tutti, la mostra è al 99% tricolore. Tra le eccezioni (e vorrei ben vedere, in una mostra dedicata alla velocità) la Mercedes Benz di Fangio.
Però, appena entrati, si viene accolti nientepopodimeno che da lei, la Numero Uno di Enzo Ferrari
 

I

ntorno auto che fanno ripercorrere la storia dell’automobilismo da inizio 900 al primo dopoguerra. Assemblate a Bulloni, con le sospensioni a molla, oppure i primi tentativi di carenatura, geniale esempio di ricerca aerodinamica d'epoca. 

 

 Per la serie “la fantasia al potere” si provava i tutto, compreso un motore con i cilindri posti a raggera e raffreddamento a ventola come sugli aerei.

E gli interni spartani, sedili foderati di pelle, lin alcuni casi logora e durissima (ne ho toccato uno!): giusto due indicatori, in un caso uno indica la benzina e l’altro i giri, la velocità si calcola col vento sulla faccia.

 

 
E poi c’è lei, la Grande: Alfa Romeo P2 che per alcuni anni fece sfracelli.
 

Per la Formula Uno, invece della Ferrari di Villeneuve ci sono quella di Albereto e quella di Schumacher del 2005 (cioè la più scarsa del decennio), ed è sempre una soddisfazione poterne vedere una da vicino fino a fotografare le etichette per i rilevamento sui braccetti delle sospensioni.
 
Non manca la F40, che è già un pezzo da museo di per se ed è sempre un brivido vederla da vicino.
C’è la Lancia delta che partecipò al rallye del Kenya e riporta ancora i segni lasciati dall’incontro con quegli sterrati 

E per finire, mentre già mi avviavo un po’ sconsolata verso l’uscita, in una “saletta laterale”, finalmente LEI, il mio ammmore!
 
L’ITALA!!!
 

 Nei giorni di Olimpiadi Cinesi in mondovisione, risulta ancora più densa di significato quella scritta sulle fiancate, memento di una vittoria leggendaria.
La prima volta che visitai il Museo dell’Automobile quasi mi mettevo a piangere quando me la trovai davanti. Avevo letto i lei, della sua impresa all’epoca dei Pionieri dell’automobilismo, delle imprese ardite, della ricerca del limite.
Al museo, però, la vettura era sempre circondata da un cordone e si poteva solo guardare a distanza. Per la prima volta ho potuto invece avvicinarmi, guardare tutti i particolari e soprattutto...OOOOOHH!! sentire l'odore di benzina/metallo/pelle che emana!
Oltre ad essere stata in grado di portare a termine un viaggio epocale, era anche curatissima nei dettagli

notare le cromature, lo scatolotto di legno che conteneva delle levett:e; la tromba, che qui si intravvede solo era una vera tromba! Per suonarla schiacciando quell'enorme pommello mi ci vorrebbero due mani, a me :)
Non è bellissima?

Peccato che le batteie della mia macchinetta fossero ormai esaurite e non abbia potuto fare altre foto! Un'occasione così quando mi ricpita? sigh!

Al piano superiore c'era una mostra sull'architettura Ferrari a Maranello.
Praticamente tutto il reparto produttivo è stato ricostruito, con l'intento di mettere l'uomo, ovvero i lavoratori, al centro del progetto. FORMULA UOMO si intitola infatti la mostra.
Bhè, da quel che ho visto io ci andrei pure a fare l'operaia in un posto del genere! Stupendo!
Vedendo la mensa mi è tornata a mente quella dell'Olivetti, ormai semidistrutta dalla Pirelli Re (che possa fallire!) e un po' tutto l'architettura Olivettiana, all'avanguardia assoluta nel mondo ma sempre attenta al paesaggio e alle persone.

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categoria:mostre
lunedì, 11 agosto 2008
 SUBSONICA @ CARPI
 
Visto che ho chi mi ospita e che il concerto è aggratis, perché non approfittarne?
Cos’ a distanza di una settimana ritorno in Emilia. Il caldo è sempre peggio, l’afa laggiù t’ammazza, ma quando la compagnia è buona si supera tutto.
Passiamo la domenica da amici per una grigliata, per me condita da almeno tre fette di torta… rientriamo in casa giusto per prepararci al concerto. Arriviamo per le 20, anche se sono sicura che prima delle 22 non incominceranno. Ci mettiamo in un angolo, sperando che sia tranquillo, soprattutto per Danda che non è usa ai concerti “movimentati”. Mi guardo attorno: un sacco di infradito. Dovrebbe essere tranquillo.
In effetti per tutto il concerto nemmeno una spintina, ho spazio per saltare e ballicchiare, sono in seconda fila e me lo godo BENISSIMO!

 Concerto bello, loro presi benissimo. Max è scatenato

Piccoli paticolari coloriscono la performance:
 
Max cade di faccia sul palco: dopo Coriandoli a Natale girandosi verso la sua posizione abituale nel buio totale, non vede il monitor . Non si fa niente ma quando Samuel se ne accorge incomincia a ridere e canta anche la prima strofa della canzone seguente ridendo. Monellaccio!

 All’attacco di “I nostri luoghi” carambola tutto. Qualcuno ha toppato, ma chi? Guardo Max ed è tranquillissimo, quindi lui non c’entra. Samuel fa l’appello per scoprire il colpevole; guarda Ninja, che indica verso destra. Guarda Vicio che alza le mani e indica verso destra. Guarda Boosta che alza le mani e indica verso destra. Già, peccato che dopo di lui non ci sia più nessuno! Vabbhè, ci ha provato, allargano le braccia fa capire che “ebbene si sono stato io”. Samuel lo guarda ridendo e poi dice nel microfono: “per una volta che non è colpa mia fatemi godere questo momento”. Al che la mia amica (che sarebbe delle mie parti) nota una cosa che probabilmente ha notato tutto il pubblico presente “come si sente l’accento piemontese!!”

 
Il discorso di Max verte sul risparmio energetico. E infatti poi suonano alcuni brani al buio. Peccato che la piazza invece sia illuminata e così si perde parte dell’effetto.
Il cielo su Toino, anche a Carpi è speciale

 
Sarà che dopo questo concerto avranno un po’ di vacanza, ma sul palco danno davvero tutto. 

 Samuel chiede ad un pubblico ormai sciolto nell’afa”sbaglio o qui fa caldo?”

 Tra i tre in fondo ci si scambia sorrisi, battute, sguardi.

Dopo il concerto, seppur distrutte, aspettiamo con altre persone un’uscita del gruppo, visto che solitamente non si negano. E invece questa volta si negano, escono direttamente con il camper salutando, ma senza fermarsi. Ad un certo punto si apre lo sportellino sopra la cabina guida e spunta la testolina di Samuel che saluta ridendo. Ma cosa gli costava fermarsi un attimo??!!
Cattivi! :(
 

 

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lunedì, 11 agosto 2008

DURAN DURAN @ RAVENNA

E’ uno di quegli appuntamenti imprescindibili a priori. Anche se l’ultimo CD non mi piace e l’ho ascoltato una volta sola.
E’ anche l’appuntamento imprescindibile con Danda e il nostro quarto concerto dei Duran Duran insieme. Li abbiamo visti sempre tutti insieme e la tradizione va mantenuta.
Riesco ad avere un giorno di ferie e parto per Carpi, dove ci troviamo con le sue amiche e partiamo alla volta di Ravenna. Era stata scelta questa località, perché risultava essere l’unica al coperto. In realtà si è saputo il giorno prima che sarà all’aperto, e nuovoloni che incombono sulla Pianura Padana mettono agitazione.
Alla fine andrà tutto per il meglio: scampiamo il paventato traffico da fuga di luglio, il navigatore non riesce nel suo intento di farci sbagliare strada, i nuvoloni resteranno fermi a distanza di sicurezza per tutto il concerto.
Purtroppo le persone con cui sono vogliono più stare comode che assistere al concerto, per cui ce ne stiamo a 20 metri… dal pubblico! Sembra di guardare il concerto in TV :(
 
Ad un certo punto farò un’incursione in mezzo alla folla. E lì le sensazioni sono completamente diverse, riesci a vederli in faccia, a vedere la mimica Simon, che interpreta sempre ogni brano, guarda il pubblico, ride, balla

Riesco anche a fotografare NICK!!

 

 E che dire di John?

Lì mi dimentico dell’ultimo CD, dell’età, di tutto e ritrovo i Duran Duran, il loro calore, la loro e la mia PASSIONE.
 
Al momento del bis, si levano le note della canzone dei White Stripes il cui ritornello era stato adottato in occasione dei mondiali di calcio. E Simon esce con una maglietta azzurra con la scritta Italia. Fa molto captatio benevolentiae, ma sappiamo che loro ci vogliono davvero bene (a noi fans italiani) e che quindi non è piaggeria ma un omaggio simpatico.

 Il giorno dopo il concerto, puntatina irrinunciabile al negozietto magico Arcobaleno Blu, dove hanno, tra l’altro, tante cosine per l’hobbistica. Danda, poi, per tre giorni mi mostra le sue riviste di scrapbooking, i suoi album splendidi. Al termine del fine settimana me ne torno a casa contagiata dalla scrapbookingmania. Che poi io ho sempre fatto bigliettini a mano per le ricorrenze, ma non sapevo che rientrasse nello scrapbooking. E non sapevo che esistessero tante cosine carine per praticarlo :P Ma adesso che lo so…..

 

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categoria:concerti
lunedì, 11 agosto 2008
TRAFFIC ULTIMA PARTE
L’illusione di un concerto all’asciutto viene cancellata durante il cambio palco (tra l’altro lunghissimo) dopo i Massimo Volume.
E’ il diluvio. Metto la giacca a vento, che dopo un po’ sarà fradicia e completamente inutile.
Un pubblico fradicio accoglie Patty Smith.
E segue la sua performance con l’acqua alle caviglie! E’ scesa talmente tanta acqua in pochissimo tempo che lo spiazzo della Pellerina si è allagato e l’acqua invece di defluire, sale. Come la sera prima, verranno fatti intervenire i Vigili de Fuoco per drenare via l’acqua. LA situazione è davvero pesante, ma nelle prime file nessuno demorde.

Patty Smith mi ispira curiosità, non sono qui per lei, per cui stare nell’acqua per lei risulta un po’ pesante. Resto pensando che sono lì per gli Afterhours e che, se passo questa, nulla più mi può fermare!.


Lei, però, si rivela qualcosa di speciale: emana carisma, emana forza interiore, con estrema semplicità sa fare il vuoto intorno a se. 

E poi, quando parte con i cavalli di battaglia più recenti, mi ritrovo a cantarli pure io. E ci si scalda un po’. Non si può dire che sia dolce, anche quando ci dice “dopo il concerto andrete a casa, vi farete una doccia e andrete a nanna” Ha un modo di fare unico, sicuro, ironico, ispirato. Insomma si vede che non è una che passa su un palco per caso, ma ha alle spalle decenni di credibilità che si riconfermano ad ogni esibizione.
 

Finalmente l’ostinazione viene premiata e salgono sul palco gli Afterhours.
Per me è la prima occasione per vedere all'opera il nuovo violinista del gruppo:

Dopo poco l’annunciata sorpresa: sale sul palco anche Patty Smith che duetta con Manuel. Momento storico! Chissà Manuel come è emozionato :)
 

Sembra molto carico da subito, forse vive questo concerto in maniera diversa, essendone anche un po’ l’organizzatore

 
Però si diverte anche…
 

Altra sorpresina per gli affezionati: sale sul palco Emidio Clementi per una reunion che tutti aspettavano

Avevo in programma di continuare a serata al Palaisozaki, così per curiosità, ma nelle condizioni in cui sono, conviene correre a casa, con il riscaldamento a palla sui piedi.

Arrivata a casa tocca fare il bagno. Fosse solo per la pioggia una doccia basterebbe. Ma qui è d’uopo aprire una parentesi sul pubblico presente. Per essere un concerto di un certo livello qualitativo, la percentuale di tamarraggine presente era preoccupante, segnale di una profonda ignoranza che muove orde di ragazzini, che di musica non sanno un fico secco, ma sempre a caccia di occasione per dare libero sfogo all’imbecille che è in loro. Probabilmente la presenza di un mostro sacro del Rock di sempre come Patty Smith li ha convinti che era l’occasione per andare a fare “quelli rock” ovvero: riempirsi di birra a ritmi forzati, buttarla addosso a tutti i presenti, vomitare in mezzo all’acqua e poi ridere come decerebrati. Dietro di me le classiche ragazzine odierne, che fino al pomeriggio stavano in centro a fare shopping nei negozi trendi e si presentano con lattine di birra in mano e frasi storiche come “non ho mai bevuto tanto come staseraaaa!!! Ahahahah!!!!” “oddio sono fuoriiii!!! Ahahaha!!!”
Rientrando per il bis un Manuel ci dice, con aria stranamente dolce “questa canzone è tutta tutta per voi” e io penso “che carino! In fondo in fondo ci vuole bene! J
Trattasi de “Sui giovani d’oggi ci catarro su”
Penso alla gente che ho dietro e mi convinco una volta di più che Manuel è un grande.

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categoria:concerti
sabato, 09 agosto 2008

TRAFFIC FREE FESTIVAL

E finalemtne la settimana della musica torinese è arrivata!
Quella che, quando leggi in giro dei mega festival all'estero, puoi pensare "tzè! noi c'abbiamo il TRAFFIC!"

Antipasto al mercoledì con la canoncia sonorizzazione. Quest'anno però c'è un evento nell'evento: si esibiscono i ritrovati

MASSIMO VOLUME @ OGR

Li ho conosciuti solo su disco, ho letto i libri di Emidio Clementi, l'ho anche intervistato, ma ero arrivata troppo tardi per vederli dal vivo. grazie al Traffic e al di là di ogni speranza, li posso finalmente ascoltare.
L'attesa è grande, lo si capisce da come vengono accolti appena mettono piede sul palco. Non è un semplice benvenuto, è un "BENTORNATI" di cuore, come in realtà li avessimo sempre attesi per questi 8 anni.
La sonorizzazione è intensa, perfettamente aderente alle atmosfere cupe del film.
"La caduta della casa Usher" si ispira ad un racconto di Poe ed è un antesignano del noir. I suoni bassi dei MV si sposano con le immagini, come se fossero nati insieme. La batteria che mimca il martello che batte sui chiodi della tomba... L'nica differenza è che il film è molto freddo: per la stagione, per il vento che spira incessante dalle finestre senza vetri, per le tinte, per la recitazione. La musica invece è più calda, ti avvolge nell'atmosfera del film più di quanto le immagini da sole potrebbero fare.

Finita l'esibizione dei MV scappo a casa, che l'indomani si lavora...

E poi si ridiscende nel Capoluogo per la seratona elettronica.

TRAFFIC 10/07/2008

Questa edizione del festival è incentrata sul punk. La musica della prima serata alla Pellerina non rientra in quel ilone, ma suona libera e anarchica e a tratti violenta nei suoni.
Tra il pubblico ci sono già accenni alla serata sucessiva, in un miscuglio di abbigliamenti che la dice lunga sulla trasversalità dell'evento.
Quando arrivo c'è già qualcuno sul palco e anche qualcuno sotto. Mi sdraio nel prato in attesa dei miei amici e non ci faccio caso più di tanto. Così passeremo la serata ad aspettare di vedere i ... ...

I BATTLES sono una rivelazione. Inclassificabili, privi di schemi, suonano tutti concentrati sulla loro musica, con basso e chitarre sotto il mento, un paio di tastiere e pc per i campionamenti fatti al volo. Precisi e imprevedibili.


I SOULWAX mantengono le promesse e, come un pifferaio magico, non lasciano scampo ai piedi dei convenuti che si mettono tutti inevitabilmente a ballare.


Approfittiamo della pausa per andare a rifocillarsi (ma perchè i luridi li hanno messi tutti così lontani??), tanto ci saranno ben i ... prima di Tricki. Mentre ci stiamo godendo i nostri bei paninazzi e scoprendo le gioie delle frittelle che una giovane ragazza fa suo posto con un fornelletto, capiamo che la musica che sentiamo arrivare da lontano non sono i ...
E' TRICKY!. Tornati allo spiazzo, ci fermiamo in cima alla scala che scende: si vede benissimo ed è anche tranquillo.
La prima impressione è che cio sia un diavolo sul palco: con quella acconciatura, la figura sottile e muscolosa, inondato di luce rossa... è inquietante.



E' accompagnato da una cantante di rosso vestita (tipo Britney Spears). Ad un certo punto sale sul palcpo un altro cantante, dalla voce sembra proprio Victor, anche a vederlo... Ma potrei sbagliarmi. E invece non mi sbagliavo. Ho poi avuto conferma che era proprio Victor! Che dire, proprio bravo bravo. Si vedeva che era emozionato a duettare con Tricky, ma è stato perfino più bravo.



Poi sento una canzone che sa di familiare. Dopo lunghe congetture musicologiche, l'illuminazione: è Livido amniotico dei Subsonica! E meno mal che avevo letto sul loro sito che Tricky ne aveva fatto una cover.

Tutto sommato non mi dispiace Tricky, lo trovo caldo, disperato, forte, vero.

Salto i Sex Pistols perchè
1) dormo in piedi
2) il tempo non promette bene
3) ci sarei andata giusto per completezza antologica

SABATO 11/07/2008 invece non posso mancare.
Esco di casa che incomincia a piovere, ma memore del primissimo concerto del primissimo Traffic, non mi tiro indietro e mi avvio.
La storia si ripete: viene giù tanta di quell'acqua che non vedo più fuori, con la mia macchinina praticamente faccio surf sull'autostrada. Fortunatamente becco una delle rarissime piazzole e mi fermo. Acqua come sotto una cascata, grandine. Dopo un po' la piazzola viene presa d'assalto. Si ferma perfino un pulmann da turismo!
Dopo un quarto d'ora la pioggia sembra diminuire leggermente e sono la prima a mollare gli ormeggi e lascaire il porto. A 500 metri dalla piazzola non piove più.

arrivo alla pellerina con lo stomaco che mi ricorda che è ora di cena e io non ho mangiato, per cui prima passo a farmi derubare dal paninaro e poi raggiungo il palco. Giusto in tempo per la presentazione dei MASSIMO VOLUME
Sono vicina al palco, ho la fida macchinetta con me, c'è pure luce, le condizioni ideali per scattare.



E' un bel concerto, per la musica e per l'atmosfera. L'abbraccio al ritorno dei MV continua.
C'è un chitarrista in più rispetto a mercoledì.

E' bello vederli sorridere. Lei si gode ogni siongola battuta dell'inizio del primo concerto dopo tanto tempo. Fanno i loro cavalli di battaglia, accolti con grande entusiasmo.

Effimera_mente postato alle ore 14:26 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 01 agosto 2008

Concerti estivi - 1

SIKITIKIS @ GRUGLIASCO

Dopo essermi persa la presentazione del cd allo Spazio, finalemnte posso rifarmi e finalmente procurarmi il cd.
Cerco la location su internet e capisco alla prima occhiata che è parecchio imboscata. Ci ero già stata, ma portata da qualcuno che sapeva la strada.
Studio attentamente il percorso, me lo stampo e... parto lasciandolo a casa. Me ne accorgo che sono già per strada, ma continuo per inerzia, sicura che mi toccherà tornare a casa senza concerto. Arrivo a Rivoli e scendo verso Torino. Corso Francia e lunghissima ed io dovrei infilare una delle decine di traverse a destra. Quale è un mistero. Vado a naso e mi infilo nella prima che mi ispira, da lì in poi chiedo informazioni. A posteriori posso dire che era pure quella giusta. Per sorte e per abilità arrivo a destinazione. Dal pargheggio, però non si capisce dove stia esattametne la location e da dove si entra.
Scendo dalla macchina e subito sento della musica evidentemente live arrivare da qualche parte, attivo i sensori auricolari e seguo quella voce. Un po' dubbiosa in vero, trattandosi di musica melodica, stile cantautoriale. Ma sarà il gruppo che precede i siki... Fortunatamente doo pochi passi alle mie spalle parte un suono violento e decisamente rock. Dovendo scegliere, faccio dietrofront e cerco di ragggiungerlo. Le locandine mi dicono che sono nel posto giusto.
Sul palco ci sono i Melanie Efrem, un nome che avevo già sentito, ma mai sentito. Stoicissimi, suonano con addosso delle tute bianche tipo disinfestatori. Se il rock è musica e sudore, loro non scendono a compromessi con nessuno dei due.



La musica è decisa, compatta, rivitalizzano la serata ammazzata dalla calura.




Cambio palco e quindi salgono sul palco i Sikitikis. Rispetto all'utlima volta che li vidi, manca il percussionista.



Sono incredibilmente energici, sia suonando che nell'interazione con il pubblico. Siamo 4 gatti, eppure comunicano entusiasmo come se fossimo 100 volte tanti. L'esiguità del pubblico consente, però, anche una simpatica interazione.


La scaletta è un misto di primo e secondo album e si chiue con la bellissima "Piove deserto".
Saremo pure pochi, ma riusciamo lo stesso a richiamarli fuori per un bis, che, a detta di Diablo, non sarebbe possibile, ma...

Finito il concerto devo procurarmi il cd! ma non c'è banchetto di sorta. Fortunatamente c'è Capo Casacci che fa arrivare i cd.
Chiacchiero un po' con Diablo, gentilissimo, che non ci crede quasi che mi son fatta tutti quei km per andarli a vedere. Del resto, per chi vive nell'oscura e dimenticata provincia, o così, o niente musica.


Il concerto faceva parte di una manifestazione di alcuni giorni, che prevedeva anche mostre di fotografia e performance live di artisti. L'ambientazione è a dir poco perfetta: un edificio polivalente con un bel parco intorno, per poter allestire sia eventi all'aperto che esposizioni al chiuso. La manifestazione sa di iniziativa locale, nata dal basso, per dare sfogo a una voglia di musica, di espressioni artistiche diverse, che solitamente nelle periferie è mortificata. Un modo per smettere di dirsi addosso: "qua non succede mai niente... Mancano gli spazi... Non ci sono occasioni per esprimersi...".

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categoria:concerti
martedì, 29 luglio 2008
BUONCOMPLEANNO
FERNANDO!!!




 
Effimera_mente postato alle ore 21:58 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 15 luglio 2008

Sono riuscita a sistemare le foto!
Bhè, più o meno...
Ma almeno adesso si vedono. Finchè dura il nuovo spazio web...

Anche perchè adesso devono arrivare le foto degli ultimi concerti....

Effimera_mente postato alle ore 18:35 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 10 luglio 2008

Ho capito perchè non compaiono le foto: non sono state caricate sul mio spazio web perchè esaurito. Flikr non me le accetta perchè son troppe.Quindi da adesso niente più foto.

TERZO GIORNO

BEAUBOURG

 

C’ero stata in gita scolastica e mi aveva affascinata. Non avevo capito niente di cosa fosse e come fosse fatto. Ricordo che c’era una mostra di Action Painting, qualcosa di spettacolare che da allora credo non sia mai stata ripetuta in Europa; allora passAvamo tra quei quadri senza nemmeno capire di cosa si trattasse. L’insegnante non ci aveva nemmeno detto dov’eravamo! Adesso che lo so, è diventata la meta principale del mio viaggio a Parigi.

Ci vado di mattina, così sono più riposata. In realtà devo tenermi su con un paio di Buscofen per contenere i dolori, ma totalmente inefficaci contro il maldischiena, che mi attanaglia da subito.

Sotto c’è l’arte contemporanea e sopra quella moderna. La rassegna è molto ampia, con un occhio di riguardo agli artisti francesi. Infatti una sala è dedicata ad un video di Hugye, che di solito mi piace, ma questa non l’ho proprio capita. Pure le terrazze esterne sono sfruttate per esporre delle sculture, che non è che si riescano a vedere proprio bene, ma fanno la loro scena.

Tre stanze sono occupate da una personale del fotografo DOMINIQUE PERRAULT

Molto interessante.

 Al piano dell’arte moderna invece c’è un omaggio a ROUAULT  per l’anniversario della nascita, una bella antologica. A sorpresa mi imbatto in due pezzi storici, che più storici non si può: la “Fontana” e lo scolabottiglie di Duchamp, il giro di boa dell’arte contemporanea.

Al piano ancora superiore c’è la mostra temporanea TRACES DU SACRE’ Come dice il titolo, è dedicata alle tracce del sacro nell’arte. Il curatore ha adottato un punto di vista multipli, che inquadra in tema da tante prospettive diverse. Una sorta di raccolta antologica, divisa per capitoletti, quasi citazioni. Attraverso opere importanti e non, si passano in rassegna o diversi modi in cui glia rtisti hanno vissuti e rappresentato il sacro. Largo spazio viene dato a manifestazioni che ora definiremmo new age, fino alle esperienze psichedeliche, esperienze in cui il sacro si diluisce fino a scomparire. Questa scomparsa all’inizio ha i toni della negazione, poi della dimenticanza e qua e là di una ricerca quasi disperata. La mostra complessivamente non prende posizione, cercando di farci stare dentro un po’ tutto: domina il politically correct sulla presa in carico di una prospettiva. Non mancano le strizzatine d’occhio al pubblico generalista, che magari non è in grado di apprezzare  Matisse, ma si fa un giro con le ruote ottiche psichedeliche.

Solo alla fine della mostra, in un angolino, quasi di sfuggita, è collocata un’opera, che da sola dà una cifra a tutta l’esposizione, un’opera dedicata alla Speranza.

 

Dopo cotanta arte, cerco di restare in piedi ancora per passare dalla Boutique, dove, fortunatamente, si trovano anche oggettini da poco. Più che una boutique sembra una bancarella. Il Boockshop, invece, è un’enorme libreria.

Fuori il piazzale si è nel frattempo riempito di giovani e di varia umanità: venditori ambulanti, saltimbanchi, artisti che ti vogliono a tutti i costi fare il ritratto…

 

Mi trascino a casa e cerco di dare sollievo alla schiena e allo stomaco, il difficile è decidere le precedenze… Dopo il riposo devo decidere dove spendere la sera. Decido per un salto veloce veloce al MUSEE D’ORSAY

 

Appena arrivi, capisci che "veloce veloce" mal si applica al luogo. L’hall è immensa (è un ex stazione…)a destra e sinistra sale con le opere, in mezzo una piazza.  Pensi:" vabbhè cerchiamo di raggiungere gli impressionisti il prima possibile", ovvero "cherce l’escalier". Ma qua è là ti si aprono sale con collezioni private che annoverano opere importanti. Mentre sfreccio in un corridoio lo sguardo mi trascina in una sala: il Le déjeuner sur l'herbe di Manet. E’ esso, proprio lì, bello grande (perché mica è un quadretto!) con i personaggi che ti guardano dritto in faccia, tranquilli, come se fosse perfettamente normale una donna nuda che fa in picnic in mezzo al bosco. Dopo 200 anni, sfacciati come allora.

Faccio un tentativo per raggiungere Courbet, ma si deve essere perso in mezzo a tutte quelle sale. Riprendo la corsa vero il fondo: la scala dev’essere là, da qualche parte. Infatti c’è, pure infrattata. Scala mobile per non so quante rampe. Poi si sbuca in uno stretto corridoi. La prima cosa che si incontra è la bancarella dei Souvenir, poi ci si inoltra in una serie di ampie sale, intervallate da stretti passaggi. E in queste sale c’è un’epoca dell’arte moderna che ha segnato la storia dell’arte come poche altre: l’IMPRESSIONISMO. Opere che esercitano un fascino unico, generano entusiasmo incondizionato nelle folle. Torme di gente che non distinguerebbe un quadro da un pezzo di legno, che non spenderebbe il costo di un Eva3000 per una mostra, rifluisce in queste sale a farsi estasiare. Ai tempi scandalizzarono il mondo dell’arte, eppure il loro discorso era olto semplice: ritrarre le cose come l’occhio le percepisce e non come sono in sé, il fenomeno e non il noumeno. Fino a poco prima non si disegnavano alberi veri, ma forme di alberi imparati sui libri. Loro ritraggono cose banali, ma vere. E lo spettatore si trova davanti le cose in tutta la loro evidenza immediata. Non dei capire, non devi sapere, basta guardare, ed ogni quadro sembra un miracolo.

 E poi la LUCE! La luce del sole è la cosa più bella che c’è, e gli impressionisti sono stati forse gli unici capaci di dipingere la luce. Praticamente dipingevano solo luce. Luce fatta colore, luce colorata d’ombra, luce che brilla sui particolari… Sono quadri piccoli, adatti ad soggetti acchiappati al volo. Soggetti insistiti: qui le ninfee, là i mucchi di fieno, o la facciata di una chiesa. Un soggetto è solo un pretesto per dipingere la luce. E la luce è sempre diversa.

Nel susseguirsi delle sale, si assiste alla trasformazione dei diversi artisti ed all’evolversi di un percorso generale, che alla fine ritorna ad astrarsi, a rifarsi mentale, o, meglio, interiore.

Van Gogh rappresentava le cose come si davano nella sua testa, quindi con violenza tramutata in colori. Il famoso quadro della sua cameretta: il colore è spiattellato sulla tela, i cuscini sono dei grumi di colore spesso. Alcuni particolari sembrano incisi nel colore. E li vedi lì così com’erano quando Vincent tolse allontanò il pennello dalla tela. Un autoritratto, invece, è liscio, a pennellate piccolissime, ma piatte.

La ballerina di Manet è perfino tenera, a vederla dal vero: piccolina, con il tutu in stoffa, l’aria timida.

Percorro velocemente la parte dedicata al Postimpressionismo, andandomi a crcare un nome solo: Rousseau il Doganiere. Con la realtà non ha più nulla a che vedere, disegna i suoi sogni o i suoi incubi, immagini violente, ma dipinte con precisione, pennellate pressoché invisibili, nulla a che vedere con la fisicità di Van Gogh.

 

Dopo l’arte, è caccia alla Boutique. Qui, finalmente, tutto è pensato per il turista medio, quindi tanti souvenir e guide dozzinali. Evvai con lo shopping!!

ULTIMO GIORNO

MONTPARNASSE

 

Ultima Mattinata a Parigi. Mi alzo presto (una volta tanto!) serena e piena di energia. Mi sono goduta questi giorni e mi sono ricaricata. Ho ancora tempo per una passeggiatina senza impegno nei dintorni del mio appartamento, cosa che avrei voluto fare il primo giorno, se fossi rimasta sveglia abbastanza a lungo.

Impugno la mia guida e imbocco… la direzione sbagliata. Una mezz’oretta per capire qual è quella giusta e raggiungo il CIMITERO DI MONTPARNASSE.

E’ carino anche questo, anche se piccolino. Un giardino sovrastato dai palazzi. Qui ci sono meno tombe vecchie. La solita piantina all’entrata che io e un altro signore consultiamo scettici, perché la tomba di Sartre non si trova assolutamente dove indicato. Me la sarei persa se non avessi visto un paio di persone scattarsi foto davanti ad una tomba dall’altra parte del vialetto.

E’ quella. La tomba che unisce per sempre Jean Paul e Simone de Beauvoir. Semplice, lineare, ampia. Sopra tanti bigliettini fermati con dei sassi, segni di ammirazione, di riconoscenza verso uno degli intellettuali più importanti della storia francese, e non solo.

Mi inoltro a destra per cercare un’altra tomba. Non dà sul vialetto, scruto tutte le lapidi ma non trovo quella giusta. Ma da lontano un ragazzo addetto alla manutenzione mi grida (in francese) “più avanti più vanti in qua in qua” e me la trovo davanti. Evidentemente chi passa di lì con l’aria di cercare una lente a contatto tra le sepolture, è lì per lui: BAUDELAIRE. La tomba è vecchia (è morto nel 1867), molto piccolo borghese, piccolina (soprattutto per essere la tomba di tutta la famiglia) graziosa, fiorita, suggerisce calore. Anche qui bigliettini che sembrano carezze, saluti postumi da anime che hanno vibrato per le sue poesie; una coppia riporta alcuni versi che forse li hanno fatti incontrare e poi portati fino lì.

Trovare Man Ray e gli altri è impresa impossibile, anche perché le tombe non sono messe in ordine, ma accostate a casao, a seconda dello spazio disponibile, per cui per cercarne uno bisogna camminarci in mezzo a zigzag.

Esco dal cimitero e proseguo per la zona della stazione ferroviaria.

Dietro c’è una rotonda, che al centro ha una enorme scultura, tipo un disco conficcato inclinato nel terreno.

Su un lato un edificio con un alto arco sotto cui passare, per arrivare ad una chiesetta. Sulla guida viene descritta come un esempio rarissimo per via della sua struttura in ferro. La guardo e vedo la chiesa più banale che ci si possa immaginare. Ma il portale è aperto e vedo l’interno. Pazzesco! È tutta in ferro!! Al posto di seppur finti marmi, c’è una struttura in ferro che la fa assomigliare più a una vecchia stazione ferroviaria o a una fabbrica, che a una chiesa. In un angolo una scultura che raffigura due persone che si baciano dentro una mano. Soggetto curioso in una chiesa.  Ancora di più il fatto che sembra che le due persone siano due uomini, In realtà, guardando da vicino si nota che una delle due figure ha i capelli più lunghi… Ma il soggetto rimane comunque aperto all’interpretazione. In un angolo, chiuso da una vetrata, c’è l’ufficio informazioni con i depliant. Pure in una sperduta chiesetta c’è l’addetto alle informazioni turistiche. Che passa il tempo leggendosi il giornale, visto che la chiesa è deserta. Fuori dalla chiesetta un piccolo parco molto carino, e una zona praticamente pedonale, con pista ciclabile, un angolo molto tranquillo in mezzo a condomini.

Poco più in là un palazzo di forma circolare, con la facciata interna a specchio, che racchiude un bel giardino.

Praticamente la zona è ricca di angoli graziosi, studiati con cura sia per l’estetica che per vivibilità. Nulla sembra essere lasciato al caso. Tutto dà un senso di ordine, decorosità, pulizia. Si tratta comunque di un quartiere “bene”, il centro del centro di Parigi.

Tornando verso l’appartamento riesco a trovare un accesso al giardino pensile.

La stazione ferroviaria di Montparnasse è incastrata in un complesso residenziale a ferro di cavallo, dove l’ultimo lato è rappresentato dalla facciata della stazione.

Sopra alla stazione, e quindi in mezzo ai palazzi, c’è nientemeno che un giardino pensile. Vi si accede dal primo binario o tramite ascensori esterni. Vedere per credere. Con un viale centrale, angolini raccolti laterali, campi da tennis, zona wi-fi, sul fondo un museo dedicato a non ricordo più chi. Tutto sopra il tetto della stazione. Se dalle nostre parti volessero cogliere il suggerimento… ci farebbero un campo da calcio.

VIAGGIO DI RITORNO

E risaputo che tra le strade di Parigi abbondano i bar che vendono grossi panini, quindi non dovrebbe essere un problema procurarsi il pranzo da portarsi sul treno. E invece no! Il 90 per cento dei panini ha il pomodoro, e io non mangio pomodoro. Quello che spacciano per panino al prosciutto in realtà è all’emmenthal, con una vaga idea di prosciutto nascosta da qualche parte. Per non parlare dei panini dall’aria smorta che ti fanno passare la voglia di mangiare, o quelli che rigurgitano salse indecifrabili.

Insomma, alla fine di una ricerca infruttuosa mi fiondo al negozietto sotto casa e arraffo di fretta una cosa qualunque. Poi mi ritrovo a correre come una forsennata per andare a prendere il treno, con il mio borsone da 2 tonnellate, più qualche chilo in più (souvenir, rivista di musica elettronica, rivista di automobilismo, rivista di ciclismo, rivista del Palais de Tokyo, per il viaggio sono a posto)

20 min solo nella prima fermata del metro per cercare la linea giusta, segnalata malissimo. Contando i secondi tra una fermata e l’altra per capire se ce la posso fare (per la cronaca un minuto e mezzo) Alla Stazione scale, corridoi scale corridoi… e dove diavolo sono i binari??? Poi finalmente il treno! In coda ad un altro convoglio, 2 km di marciapiede per arrivare alla mia carrozza: l’ultima.

Di nuovo tutto il viaggio all’indietro e con solo mezzo finestrino. Ma questi treni li fanno andare sempre solo all’indietro???

Questa volta sto sveglia e mi godo a fondo il viaggio. Non sono stanca e tutte le tensioni dell'andata sono alle spalle. Questa volta passa davvero il controllore, pure due volte! uno francese e uno italiano, della serie "ci fidiamo si si!" Però passano dopo qualche ora dalla partenza, per cui, se ho sbagliato treno mi lasciano in mezzo alla campagna francese??

CAMPAGNA, per l'appunto

Tantissima campagna, verde, ondulata, campi campi campi, inframmezzati di alberelli sotto cui si raccolgono gruppetti di mucche bianche (le mucche francesi sono tutte bianche). Qua e là degli ameni villaggetti. Com'è diversa l'antropizzazione del territorio rispetto all'Italia! Non si incrocia una sola città per tutto il viaggio oltralpe, in Italia è tutto un susseguirsi di case, paesi, paesoni. Inutile dire della differenza di cura per il paesaggio tra i "cugini" e noi...

poi MONTAGNA, ci passi proprio in mezzo. Ad un certo punto perfino un lago! e pure grandissimo! Non ho idea di cosa sia... Forse trattasi del Lac du Bourget, stando a Google Map, poco prima di Aix les Bains Scatto foto dal finestrino, fino a quando un tizio si siede nel posto davanti al mio e cosa fa?? tira giù completamente la tendina!! Ma dico, non pensa che non è solo sua?! e poi non aveva nemmeno il sole addosso, la carrozza aveva l'aria condizionata e quindi non pativa il caldo... E quando finalmente gli ho chiesto se poteva tirarlo su un po' ha fatto pure una faccia scocciata e l'ha alzata giusto di 10 cm GRRRRRRR!

Il viaggio di ritorno ha un sapore speciale. Inizio a metabolizzare gli ninput accumulati nei giorni precedenti, riassaporo le sensazioni positive al netto delle piccole preoccupazioni spicciole, faccio un primo saldo. So che il senso del viaggio verrà fuori con il tempo, deve decantare, come i vini, quello che rimane depositato darà il valore dell'esperienza vissuta. Sul treno sono soddisfatta e contenta. Non era per nulla scontato che ci andassi. Avrei dovuto andarci con un amica che all'utlimo ha dato forfait, quindi all'improvviso l'idea i doverci andare da sola. Giorni di ansia, con i familiari che mi davano addosso per ogni motivo. Alla fine la partenza era venuta quasi per disperazione. Ma al ritorno posso dire che il saldo è positivo e ne valeva la pena.

E l'anno prossimo Spagna!!

 

Effimera_mente postato alle ore 13:45 | Permalink | commenti (2)
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