E non è per passare il tempo...
Prima di andare in ferie, ho chiuso la settimana passata in bellezza.
E mi ci voleva propria. Al lavoro è un massacro. Una persona se n'è andata il mese scorso e ci hanno aggiunto lavoro, ma non vogliono assumere più nessuno. Aggiungere lavoro però si! non so fino a quando pensano di poter andare avanti così. A volte ci troviamo con 3 o 4 persone in mutua SU DODICI!!
La prossima settimana aggiungereanno ancora lavoro. Felice di non essere lì...
Sono riuscita a conquistarmi una settimana di ferie per rimpiazzare quella che non ho potuto fare a giugno ( e nemmeno me la volevano dare). La passerò a casa a studiare e in giro per Torino, dove si prospetta una settimana interessante.
Ma intanto ieri e l'altroieri mi sono depurata di po' di scorie.
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Prendiamoci il nostro spazio", per quanto detto sopra, era il titolo ideale per la mia serata, ma era prima di tutto il titolo della serata dello Spazio211 dedicata alla
Libellula Music, un'agenzia di promoting che ha portato a Torino 3 dei suoi artisti. Io ovviamente sono andata per ascoltare uno dei miei gruppi preferiti: i Mambassa!!
La serata è stata aperta dai "
Colore perfetto", mai sentiti nominare a cui seguono
Marco Notari e i
Madam, e almeno lui lo avevo sentito nominare. Mi sono piaciuti, ma non posso esprimere un giudizio adeguato perchè, come al solito, l'acustica era pessima, per l'abitudine che hanno allo Spazio di tenere columi da stadio per coprire 10 metri quadri di superficie. Ormai il pubblico ascolta da fuori. Quelli che stanno dentro, restano il più lontano possibile dal palco. Non potendo valutare la performance, non ho nemmeno acquistato i cd. Ma fortunatamente all'entrata mi hanno dato il cd omaggio della Libelllula, così posso ascoltare un assaggino dei loro artisti a casa. E il volume dello stereo lo decido io!
Musica a parte, è solo una mia impressione che Notari abbia preso a modello un certo Agnelli? Non so... sarà per l'abbigliamento, per il taglio dei capelli, per come canta...?
Poi arrivano i
MAMBASSA!! Fortunatamente il suono migliora un po', forse perchè il pubblico aumenta, molti che stavano fuori rientrano e lo spazio si riempie. Quando si schierano sul palco guardo il chitarrista a destra e penso "tho, guarda! sembra Ru Catania. Ma figurati di sicuro mi sbaglio..." E invece era proprio lui! Wow!
E' sempre un piacere rivederli e ascoltarli. Presentano di nuovo dei brani inediti, di cui uno è sul cd omaggio. Io spero che adesso si sbrighino con il nuovo CD, perchè dopo un po' di assaggi uno ad un certo punto vuole la torta! Dovrebbe uscire nel 2010. Ok, facciamo entro la Befana?
Sono uno dei migliori gruppi in circolazione, con un pubblico che nel tempo non ha mai smesso di amarli, e loro sostengono questo seguito affezionato restando sempre ad altissimi livelli.
Filippo Timi @ Teatro Carignano
"
Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche", è la frase che simboleggia la totale assenza di contatto con la realtà di Maria Antonietta, poco prima che, molto concretamente, le facessero rotolare la testa in un cesto. Dovrebbe simboleggiare la follia di un principe viziato, ma in realtà l'Amleto di Timi è eccessivamente lucido, l'unico presente a se stesso in mezzo a personaggi che invece si limitano a recitare la loro parte.
E' uno spettacolo sulla tragedia di Amleto, non sulla sua storia, nel senso che il soggetto non è la vicenda di Amleto, ma la sua messa in scena.
E' uno spettacolo che fa divertire un sacco. E' durato poco più di un'ora, ma quando è finito io pensavo fosse passata solo mezz'ora e fosse la fine del primo tempo. Eppure non lo si può definire uno spettacolo comico: è una tragedia,proprio una tragedia. Il riso nasconde il pianto.
La sceneggiatura è stratificata, intrecciando strettamente la storia di Amleto,
Filippo stesso e una metariflessione sulla rappresentazione teatra che tiene insieme tutto quanto. Senza quest'ultima non si capirebbero, credo, alcuni personaggi, tipo la pseudo Marilyn (stupenda, al termine ha preso meno applausi solo di Filippo stesso).
Detto in soldoni c'è Amleto che s'è stufato di dover recitare sempre la medesima parte, sa che dovrà morire e fa di tutto per interrompere la tragedia, per non farla andare avanti, per smascherare la rappresentazioone e la sua ineluttabilità piuttosto che la coppia di assassini di suo padre. In questa opera di sviamento si esibisce in una serie di scene esilaranti, totalmente avulse dal contesto. Irresistibile il pappagallo, o quando si mette a ballare davanti ad Ofelia. A tratti esce del tutto dalla rappresentazione per entrare nel teatro come spazio fisico e socaile, quando cerca di convincere Ofelia ad uscire dal suo personaggio per salvarla dalla sua fine scritta. Cerca di farle capire che è solo una rappresentazione teatrale e usa noi con una fare sottile e sicuro mirabile :)
Una diversa, e capovolta, visione dell'idea che la vita stessa è teatro, che siamo tutti attori che recitano una parte, ecc... In questo caso vuole estrarre la vita dal teatro, per liberarsi dalla parte da recitare. O per dimostrar che il teatro è vita, per lui.
A quella di Amleto, Timi lega la propria di storia, a tratti parla di sè, come quando dice dell'impossibilità di amare davvero, proprio nel mezzo del dialogo con Ofelia, oppure quando cerca di iniziare il monologo fatidico. Ma anche nel momento speculare a quest'ultimo, quando celebra il suo riscatto dalla balbuzie che avviene nel teatro, recitando il fatidico monologo a macchinetta. Come una filastrocca, cosa che in effetti è diventato dopo secoli di rappresentazioni sempre identiche.
La tragedia, come genere, è caratterizzata dalla lotta dell'uomo contro un destino segnato, vedi le tragedie greche. In questo caso la lotta è doppia, anzi, tripla: Amleto che va incontro alla morte, Amleto che cerca di scompigliare le carte, Filippo che che fa a pugni con il proprio di destino.
Di Filippo come attore credo di non poter dire quanto dovrei. Magnifico, stupendo, fantastico, grandioso ecc ecc... ? Potrei aggiungere funambolico, pirotecnico, potente. Mescola la drammaticità con la comicità fino alla buffoneria (esiste? bho!). Riduttivo parlare di registri, perchè è un susseguirsi di toni e sfumature che sfuggono alle classificazioni. Come il folle troppo saggio Amleto. Pubblico entusiasta, acclamazione finale, da concerto rock più che da teatro, per Filippo.
Ma io a tratti avevo l'impressione che il pubblico ridesse fin troppo, abbagliato dai suoi giochi da buffone, da non cogliere le lacrime che c'erano sotto.
Finito il concerto esco subito per raggiungere Piazza Castello dove potrebbero esserci ancora i
Perturbazione. A pochi metri dal teatro sento una voce familiare. "Tommi !!" E incomincio a correre con un improvviso affanno. C'è gente davanti al palco, ma non mi fermo, devo andare più avanti possibile, finchè c'è uno spazietto mi ci devo infilare. Che bello rivederli e pensare "quanto tempo!" come si fa con i vecchi amici. Purtroppo non cantano le loro canzoni, per cui l'unico momento veramente esaltante è quando fanno "Agosto" e mi posso unire al coro. Sono canzoni dedicate a diverse città, eseguite benissimo, con Tommi davvero bravo. Ad un certo punto sale sul palco Mauro Ermanno Giovanardi, con la sua voce calda e profonda. Poi Cristiano Godano, irriconoscibile senza barba e con i capelli corti; non sono stata sicura che fosse lui fino a quando non ha iniziato a cantare. Fanno insieme due canzoni dei Marlene. Gran finale con "Walk on the wild side" dove cantano tutti insieme.
In tutto riesco a vedermi 1 ora di concerto, e son proprio contenta. Timi e Perturbazione in un colpo solo. C'è di che sentirsi satolli :)